Analisi
Conclusioni

ANATOMIA DI UN'ACCOGLIENZA

HL Reports
Autonarrazioni
Human Factor 2

Alternative perspective

Human Factor

First person narrative

Sensemaker

Scrivi la tua storia

Spotlight
Line by line

Diario

Beyond the line

Approfondimenti

Encounters

Student narratives

Inclusive cities

Progetti di cooperazione

In the media

Parlano di noi

Dizionario
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
ACCEDI
Indirizzo E-Mail
Password

AccediRegistrati
HL15
FAMIGLIA TUTOR
OLTRE IL RUOLO

OLTRE IL RUOLO

La famiglia tutor è stata presente nella maggioranza delle accoglienze organizzate dalle diocesi, sebbene non in tutte.
Nello specifico undici comunità accoglienti non c'erano né famiglie tutor né volontari; in otto casi c'era una famiglia tutor ma non erano presenti altri volontari; in sedici progetti erano stati creati gruppi di volontari ma non vi erano famiglie tutor; infine, in diciassette progetti c'erano sia volontari sia famiglie tutor.
Nelle accoglienze in cui ci sono state famiglie tutor è stato possibile individuare diverse tipologie.
famiglia tutor da sola, cioè non coadiuvata da un gruppo di volontari, che si coordina e interfaccia unicamente con l’equipe degli operatori della Caritas locale per il disbrigo delle necessità burocratiche e per sviluppare quotidianamente il percorso di accoglienza verso i beneficiari.
famiglia tutor inserita in una rete di volontari: in tali casi la famiglia tutor ha svolto il ruolo di principale riferimento per i beneficiari, in base alle loro diverse necessità, e per i volontari, chiamati a gestire aspetti specifici del percorso di accompagnamento (ad esempio l’ambito medico, la ricerca del lavoro, l’aiuto allo studio) in coordinamento con la famiglia tutor. In alcuni casi anche i volontari erano a loro volte coppie e famiglie ma nella maggioranza dei casi si trattava di singoli volontari, già volontari della Caritas o persone coinvoltesi per la prima volta proprio per la specificità del programma dei corridoi umanitari.
famiglia tutor composta non da famiglie ma da amici: anche in tali casi, molto minoritari, la presenza anche di volontari è dipesa dall’organizzazione della caritas diocesana e della disponibilità di persone in loco a coinvolgersi nel progetto.
in tre casi la famiglia tutor era anche la famiglia che ospitava nella propria abitazione la famiglia beneficiaria. Questo tipo di famiglia tutor, però, si è rivelata fallimentare in tutte le esperienze perché la condivisione degli spazi di vita domestica ha prodotto grandi clash culturali nella vita quotidiana, che hanno provocato poi fratture insanabili nei rapporti umani.
Il monitoraggio ha fatto emergere che quanto più le famiglie tutor e gli eventuali volontari sono stati preparati ad accogliere i beneficiari prima del loro arrivo, tanto più le comunità accoglienti hanno saputo e potuto affrontare il percorso dell’accoglienza, affrontando difficoltà e problemi.
In tale cornice è comunque emerso che le difficoltà nell’accompagnamento sono emerse più frequentemente quando si sono presentati insieme questi elementi: la famiglia tutor era da sola, non vi erano mediatori stabili, il numero degli operatori era esiguo (1-2), i beneficiari erano famiglie numerose e/o presentavano vulnerabilità fisiche o mentali gravi o tali vulnerabilità sono state scoperte solo dopo il loro arrivo.

INFORMATIVA

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più puoi consultare la cookie policy. Qualora non accettassi puoi non procedere con la navigazione, oppure lo puoi fare limitatamente con i soli cookie tecnici o di prestazione, oppure puoi decidere quali cookies accettare. Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso, in qualsiasi momento.

Privacy policy completa

PERSONALIZZA RIFIUTA ACCETTA TUTTI