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HL02
CONCLUSIONI

INTRODUZIONE PARTE II

La ricerca sviluppata attraverso questo progetto ha inteso analizzare il programma dei Corridoi Umanitari, gestiti da Caritas Italiana dal 2017 al 2022, come strumento innovativo per garantire un arrivo legale e sicuro e un percorso di integrazione per un gruppo selezionato di beneficiari,
provenienti da campi profugh iin Etiopia.
Caritas Italiana, insieme alla comunità di Sant’Egidio, è stata uno dei partner del protocollo firmato con il governo italiano e attuato dal 2017 al 2020, per portare in Italia dall’Etiopia 498 richiedenti asilo, provenienti da Eritrea, Sud Sudan, Somalia e Yemen. I beneficiari sono stati selezionati in base a vulnerabilità personali e familiari di diversa natura e sono state condotti in Italia con voli pagati da Caritas Italiana e dalla Comunità di Sant’Egidio. Una volta giunti, a destinazione sono stati accolti in 45 Caritas diocesane e 12 comunità di Sant’Egidio su tutto il territorio nazionale.
La ricerca ha riguardato in particolare le persone accolte da Caritas Italiana, 324 su 498.
Durante il primo anno di ricerca, da Aprile 2018 a Giugno 2019, sono state effettuate visite in loco in ognuna delle Caritas diocesane coinvolte, durante le quali sono state intervistate tutte le tipologie di attori: rifugiati, vescovi, direttori e operatori Caritas, famiglie tutor, volontari e, in alcuni casi, anche sindaci e insegnanti. In totale sono stati intervistati 150 volontari, 25 famiglie tutor, 60 operatori Caritas e 121 rifugiati maggiorenni (singoli o coppie), vale a dire più di 350 interviste semi-strutturate e 50 focus groups. Il numero di operatori intervistati nelle diverse diocesi è variato in base alla struttura operativa dell’équipe diocesana. In alcune Caritas i corridoi umanitari erano gestiti da un solo operatore, mentre in altre la responsabilità era condivisa tra due o più operatori.
Per quanto riguarda i volontari, il numero di interviste realizzate è dipeso da due fattori: la selezione, compiuta dagli operatori, di volontari più direttamente implicati nell’accoglienza, e la disponibilità dei volontari stessi.
Nelle interviste alle famiglie tutor, invece, la Caritas ha sempre selezionato almeno un membro della famiglia.
Nove casi hanno visto il coinvolgimento diretto dei parroci delle parrocchie in cui erano state accolte famiglie di rifugiati. In tre diocesi vi è stato il coinvolgimento di monasteri e comunità di religiose.
Gli operatori, i volontari e i tutor sono stati intervistati separatamente presso gli uffici della Caritas.
Infine, i rifugiati sono stati intervistati in maggioranza presso le loro abitazioni, senza presenza di operatori, volontari e famiglie tutor, per garantire un luogo il più possibile tranquillo e riservato.
In un numero minoritario di diocesi, le interviste con i rifugiati sono avvenute negli uffici della Caritas ma unicamente alla presenza dei mediatori linguistici.
Le interviste sono state effettuate prevalentemente in italiano, grazie alla presenza di un mediatore; alcune sono state fatte in inglese a richiesta dei rifugiati.
Successivamente le interviste sono state trascritte verbatim, de-identificate per garantire l’anonimato previsto dagli standard etici dell’università e codificate tramite il software Dedoose. Le citazioni qui riportate sono anonime per tutelare il rispetto della privacy degli intervistati.
La durata delle interviste è variata tra 30 minuti e 1 ora e mezzo.
Dopo le visite in loco sono stati mantenuti contatti telefonici e sociali; in particolare, a causa della pandemia da Covid-19, il monitoraggio è proseguito nel biennio 2020- 2021 con interviste online.

Di seguito le video interviste a Oliviero Forti responsabile politiche migratorie e protezione internazionale di Caritas Italiana e al Professor Maurizio Ambrosini, docente di sociologia urbana all'Università degli Studi di Milano e responsabile scientifico del centro studi sulle migrazioni nel mediterraneo di Genova, dove dirige la rivista "Mondi Migranti".  

 


 

 

 

 


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