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SCUOLA
PICCOLI CITTADINI

PICCOLI CITTADINI

La presenza di minori ha facilitato ovunque l’accoglienza dell’intera famiglia perché i bambini e i ragazzi introducono la famiglia intera nella rete di relazioni sociali che nascono a scuola con i compagni di classe, le famiglie di questi ultimi e i docenti. Inoltre, la presenza di bambini e ragazzi facilita il coinvolgimento delle famiglie nell’ambiente parrocchiale in cui vivono.
Tuttavia, dal monitoraggio è emerso che i minori entrano nel nuovo tessuto scolastico e sociale con facilità se inseriti in classi di pari e se seguiti, in caso di problematiche psicologiche o problemi di salute, da personale qualificato. Un dirigente ha spiegato nel dettaglio il percorso fatto: “Il lavoro che abbiamo fatto noi come scuola è stato di preparare le classi al nuovo arrivo, di creare un contesto che potesse essere il migliore per loro. Dove c’era la possibilità di scegliere tra una classe e l’altra, quella che potesse essere la classe meno problematica. […] Perciò una preparazione relazionale in collaborazione con gli insegnanti […] gli insegnanti hanno preparato le classi [...] Se noi avessimo fatto un inserimento standard, burocratico, sarebbe stato un disastro […] Se noi avessimo fatto i burocrati sarebbero stati inseriti in classi in cui O. sarebbe stato completamente sfasato dal punto di vista relazionale, comunicativo, di linguaggio”.
Se i minori sono inseriti in classi di studenti con molti anni di differenza, l’inserimento scolastico diventa molto più difficile e, infatti, si sono verificati molti problemi con quegli adolescenti che, fuori dall’obbligo scolastico, non sono stati iscritti negli istituti superiori insieme a pari età ma dirottati verso i centri per l’insegnamento dell’italiano agli adulti.
Le scuole hanno generalmente offerto massima collaborazione: in alcune ci sono state difficoltà legate all’ impreparazione a gestire l’inserimento di alunni con problematiche psicologiche causate dagli anni vissuti nei campi profughi. Questo secondo problema è stato spesso affrontato mettendo a disposizione personale qualificato, come gli psicologi.
In un solo caso gli operatori della Caritas hanno trovato il rifiuto della dirigente di un plesso scolastico ad iscrivere i minori rifugiati, finché non è stato imposto dai Carabinieri.
Tra le varie esperienze raccolte è significativa quella di due insegnanti volontarie e docenti nelle scuole elementari e medie dove erano stati accolti i tre figli della famiglia accolta:
“ Alle medie ci sono un po' più di chiusure rispetto alla scuola elementare, perché sono già in un'età difficile, e forse anche quello che sentono da casa non è sempre un messaggio positivo, un messaggio di accoglienza, per cui bisogna fare proprio un lavoro per spiegare, per insegnare ad accogliere […] Poi c'è un altro discorso, alle elementari loro dipendono molto dalla maestra, per cui non direbbero mai una cosa per farmi dispiacere, capito? Mentre alle medie sono un pochino più critici”.

 

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