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POLITICHE MIGRATORIE
ACCOGLIENZA A DUE FACCE

ACCOGLIENZA A DUE FACCE

Il primo protocollo dei Corridoi Umanitari era stato firmato nel 2015 dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Federazione delle Chiese evangeliche italiane con i Ministeri degli esteri e degli interni italiani, allo scopo di accogliere 1000 cittadini siriani rifugiati in campi profughi in Libano. Tale protocollo, rinnovato nel novembre 2017, ha garantito nel biennio 2018- 2019 l’arrivo di altre 1000 persone, in gran parte ancora siriani (M. Ambrosini e I. Schnyder von Wartensee. 2022. Actions speak louder than claims: humanitarian corridors, civil society and asylum policies. Journal of Ethnic and Migration Studies).
Il 12 Gennaio 2017 Caritas italiana e Comunità di Sant’Egidio hanno firmato un nuovo protocollo con il governo italiano, aprendo i corridoi umanitari anche a 498 cittadini eritrei e di altri paesi del Corno d’Africa rifugiati in Etiopia.
Tale protocollo è stato rinnovato nel 2019 e aperto a 600 richiedenti asilo rifugiati in campi profughi del Niger e della Giordania.
I beneficiari sono stati sempre scelti unicamente in base al criterio della vulnerabilità personale e/o familiare, senza alcuna discriminazione di religione, sesso o età.
Per la selezione delle persone “vulnerabili”, le organizzazioni religiose hanno cooperato con l’UNHCR.
Secondo i dati della comunità di sant’Egidio, all’inizio del 2022 3632 persone erano state accolte in Italia con i corridoi umanitari.
Tra il 2017 e il 2021 anche Francia, Belgio e Andorra hanno attivato corridoi umanitari rispettivamente per 532, 150 e 16 cittadini siriani che vivevano in Libano.
Le organizzazioni religiose coinvolte erano le Caritas nazionali, la comunità di Sant’Egidio e le Federazioni nazionali delle chiese protestanti (Sant’Egidio, 2022. I Corridoi Umanitari in cifre).
A fronte di questi 4330 beneficiari dei corridoi umanitari accolti nell’UE è necessario, però, ricordare il più ampio quadro delle migrazioni “irregolari” verso l’UE.
Qui facciamo riferimento ai dati pubblicati dalla Fondazione Pro Migrantes, relativi al 2021, che quantificano gli ingressi “irregolari” in circa 134 mila, al settembre 2021.
A questi devono essere aggiunti i morti e i dispersi in mare. Per quanto difficile sia avere stime accurate a causa dei naufragi “fantasma”, la Fondazione Pro Migrantes ha stimato in 1559 le persone morte nel 2021, in crescita rispetto ai 1448 del 2020.
A ciò si aggiunge il fatto che la Guardia costiera libica nel 2021 ha intercettato in mare e riportato a terra circa 28.600 persone, a fronte dei circa 56.700 migranti arrivati in Italia o a Malta (Fondazione Pro Migrantes, 2021. Il diritto d’asilo. Report 2021 ‐ Sintesi).
Tali dati, infine, non tengono conto del fenomeno delle imbarcazioni fantasma, attraccate sulle coste italiane sfuggendo al controllo delle forze di polizia.
Il primo semestre del 2021 ha visto circa 200 mila persone chiedere asilo nell’UE, quante nel primo semestre 2020. Complessivamente a dicembre 2020 erano 417 mila le domande d'asilo, in netta diminuzione rispetto alle 631 mila domande del 2019.
La Germania è il paese che ha visto il maggior numero di domande, circa 102.500, seguita dalla Spagna, 86 mila, dalla Francia, 82 mila, dalla Grecia, 38 mila.
L’Italia è il quinto paese per numero di domande di asilo, con circa 21.200, pur essendo il paese di primo ingresso per la maggioranza delle persone che attraversano il Mediterraneo centrale.
Per quanto riguarda la percentuale di accoglimento delle domande sul totale di quelle esaminate, nel 2020 essa è rimasta bassa: il 41% scarso in prima istanza e il 30% in appello, sebbene si registri un aumento rispetto al 38% e 31% delle richieste accolte in prima e seconda istanza nel 2019.
Per quanto riguarda l’Italia, le cifre raccolte dall’Eurostat dicono che le domande accolte in prima istanza sono inferiori alla media dell’UE; le commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto forme di protezione solo al 28% dei richiedenti asilo.
Invece, in seconda istanza sono state accolte ben il 40% delle domande presentate, con una percentuale superiore alla media UE.

 

 


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